9.3.06

Leveraging Search Data Beyond SEO And SEM

Sul pdf di Daily Net di ieri ho trovato un interessante articolo, con intervista a Gianpaolo Faprisco di Isobar, incentrato sul contenuto del numero del 1. marzo della newsletter "Search Insider" (si può leggere cercando negli archivi di mediapost.com previa sottoscrizione gratuita), dal titolo "Leveraging Search Data Beyond SEO And SEM".
Il punto centrale dell'articolo di Max Calehoff è l'utilizzo ancora sottovalutato dei dati del search marketing, ed in particolare delle parole chiave che gli utenti digitano, per far evolvere il business che si sta promuovendo, identificando ad esempio nuovi bisogni o esigenze da parte del navigatore target.
Quello di analizzare i dati frutto del SEM, visto che si tratta di una vera miniera d'oro per gli inserzionisti, è un tasto su cui batto da anni, anche attraverso gli articoli che ho scritto ai tempi su Web Marketing Tools e su altri media, così come negli interventi che ho tenuto in diverse conferenze o eventi dedicati ai motori. Eppure, ancora oggi, non se ne fa un utilizzo appropriato, anzi.
Per fare un esempio di cosa voglio dire, basti pensare che negli Usa molte major cinematografiche, prima di fare i casting per i film, hanno acquistato da Yahoo informazioni sugli attori ed attrici più cercati, così da sapere quelli più "in", capaci di trasformare la pellicola in un successo di botteghino. Oppure il caso di una band spagnola (di cui ora mi sfugge il nome), che ha avuto enorme successo anche negli Usa e la cui casa discografica che ne ha curato la diffusione oltreoceano aveva scoperto anche attraverso Google Zeitgeist, vedendoli svettare tra gli artisti più cercati in Spagna.
Per fare un esempio nostrano, e far capire che non occorrono per forza grandi investimenti per utilizzare in maniera intelligente questi dati, sul sito di Sems è da anni disponibile la case history di Holimites.com, la cui offerta turistica si è evoluta proprio attraverso un interessante mix di analisi delle parole chiave che hanno portato traffico sul sito ed interviste a campione ai loro clienti arrivati dal web.
Di esempi se ne potrebbero fare ancora molti (da come, nel 2000, quando ancora lavoravo in Datanord, l'evoluzione del sito di Zigulì si basò anche sull'analisi delle parole chiave che avevano portato traffico al sito, al più recente caso di Iveco, che probabilmente porterò come case history al SES di Milano, che anche attraverso il search engine marketing cerca di sviluppare il sito in funzione delle diverse tipologie di utenti che lo navigano), ma quello che voglio mettere in evidenza, e che è anche la domanda che pongo a molti prospect (soprattutto quanti non hanno attivo neanche un sistema di analisi dei file di log o una piattaforma di web analytics) è: tu che ti promuovi attraverso i motori, quanto sai veramente di cosa vuole il tuo possibile cliente?

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