SES San José - terza e quarta giornata
Seduto in aeroporto a San José prima (mi sono presentato in aeroporto con larghissimo anticipo causa problemi di sicurezza -negli USA ai massimi livelli -, ma devo dire che la decisione di partire da un aeroporto piccolo come quello di S. José rispetto a San Francisco mi ha evitato molti problemi, e tutto è filato liscio), e ad Atlanta poi, ho finalmente tempo di fare un rapido resoconto sulle ultime due giornate del SES californiano e, complessivamente, una valutazione a mente fredda dell'evento.Questa edizione mi è piaciuta, per molte ragioni. Dai tanti spunti interessanti rimediati qua e là nelle varie sessioni all'intero ambiente, che continua a vivere con incredibile entusiasmo il momento d'oro del search engine marketing.
Un entusiasmo tale che qualsiasi voce cerchi di andare fuori dal coro, ipotizzando l'inizio della fine, viene messo a tacere seduta stante.
Non ho ancora avuto numeri sull'evento ma, almeno andando a memoria, il numero dei partecipanti non è raddoppiato come qualcuno alla vigilia aveva ipotizzato. A meno che questo raddoppio non riguardasse gli iscritti all'area espositiva (gratuita, anche se non è mancato chi si è iscritto solo per prendere parte alla Google Dance).
Riepilogando la terza giornata, la frase più significativa (sentita e risentita anche da altre fonti, ma quando lo dici davanti ad una platea che include anche giornalisti ed analisti finanziari -già, c'erano anche quelli-...) è stata quella di Bill Hunt, uno dei personaggi "di peso" (passatemi la battuta, per chi ha presente chi sia:-) di questo mondo: "il SEO, come lo conosciamo, è ormai finito".
Le regole del gioco (quelle imposte dai motori) sono cambiate, e con ricerche sempre più personalizzate in funzione dell'utente il posizionamento è relativamente importante, occorre che la pagina posizionata sia realmente in linea con le aspettative del visitatore e funzionale agli obiettivi che ci si è posti. Cose semplici da dire, ma non così facili da mettere in pratica quando si tratta di ottimizzazione.
Sempre di Bill Hunt, nella stessa sessione (SEM per i big brand), molto significativa l'affermazione "per le grandi aziende l'obiettivo non è più solo essere presenti nelle serps con un link, l'obiettivo è quello di dominare il markeplace, col sito corporate, con i partner, con gli affiliati...".
Non più solo esserci, quindi, ma anche "fare fuori" la concorrenza dalla prima videata di risultati, quella che genera la maggior parte dei click. Un concetto, per il momento, ancora complicato da far passare in Italia, dove si investe in SEO ma con budget spesso "tirati".
A giudicare da queste affermazioni, quindi, nei settori più competitivi la barriera d'ingresso per i nuovi player è destinata ad alzarsi ogni giorno di più; cosa che porterà quanti non hanno tempo e/o budget sufficienti ad affrontare questa sfida a trovare nuove vie per promuoversi... o a scaricare sugli affiliati (affiliation marketing e search marketing vanno strettamente a braccetto almeno da un lustro a questa parte, se non di più) l'onore/ònere della visibilità, pagando loro solo per i risultati effettivamente generati.
E passiamo all'ultima giornata, aperta con la sessione "meet the crawlers"; a conferma della loro qualità a livello di programmazione, tutti i relatori erano indiani. Matt Cutts, l'ingegnere di Google che sta al SES come Tom Cruise alla cinematografia (una star, insomma) si è intravisto per un attimo tra le retrovie, mentre non si è visto Tim Mayer, che in passato era il referente di Inktomi prima, quindi di Fast, infine di Yahoo search per questo genere di sessioni.
Una volta, ai primi del 2000, quando sul palco c'erano appunto Cutts e Mayer, questa era la sessione più interessante di tutto il SES.
Le "nuove leve" dicono invece poco o nulla, qualsiasi cambiamento alle serps viene illustrato da loro come "dovuto all'implementazione di nuovi algoritmi, alla ricerca della migliore search experience; abbiamo feedback positivi e negativi, noi dobbiamo andare avanti".

Decisamente più interessante e divertente da seguire il forum sui risultati organici, anche se mancava, a mio avviso, Greg Boser, un vero "mito" del SEO black hat. Era l'ultima sessione dell'ultima giornata, e questo ha giustificato alcune "bizzarrie", come un Danny Sullivan ancora in clima da mondiali di calcio, con lederhosen (pantaloni in pelle tipici dell'area bavarese e tirolese) e maglia bianca della nazionale USA, pegno per una scommessa persa.
Le domande sono state variegate e fantasiose, a volte al limite dell'ingenuità; la bravura dei relatori è stata quella, in molti casi, con una battuta di riportare la gente con i piedi per terra.
Così, ad esempio, quando una persona ha chiesto cosa dovesse fare per far comparire il proprio sito, nuovo di zecca, in tempi brevi tra le prime posizioni delle serps, Bruce Clay non ha potuto che rispondere "comincia con l'andare in chiesa e pregare molto...", chiarendo poi che nel SEO occorrerà avere sempre più pazienza ed il lavoro necessario per ottenere visibilità e traffico sarà sempre maggiore. Un discorso che noi addetti ai lavori conosciamo molto bene, ma che all'esterno è ancora di difficile comprensione. Lo dimostrano, tra le altre cose, alcuni fantasiosi brief ricevuti in questi ultimi mesi da possibili clienti.
Concludo qui il mio post perchè stanno per imbarcare il mio volo.
Mi sono ripromesso, in queste settimane di ferie, di non toccare il computer (sarebbe la prima volta dopo quasi 8 anni; non ci sono riuscito nemmeno quando mi sono sposato). Tornerò a postare, quindi, alla fine di agosto.




