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Google traccia le ricerche in-store per offrire ulteriori metriche di analisi

13/11/2013

Inserito in: Mobile Search,Search Advertising,Web Analytics

All’inizio dello scorso mese di Ottobre, Google aveva annunciato l’introduzione in Adwords delle “conversioni stimate” (per chi utilizza la funzione di tracciamento delle conversioni): un tentativo, basato anche sull’analisi dei movimenti fisici dell’utente (visite in negozio) e/o sulle chiamate telefoniche, di stimare l’impatto delle attività cross browser e cross device sulle conversioni e dare quindi agli inserzionisti informazioni utili, ad esempio, a impostare meglio le campagne cross device e a definire quale valore dare ai costi click dei link sponsorizzati visualizzati su PC e a quelli visualizzati su dispositivi mobili.
Proprio nei giorni dello SMX di Milano, conferenza durante la quale ho tenuto un intervento sulle opportunità offerte dalla ricerca da dispositivi mobili (presto posterò le slide e relative note per i lettori di questo blog), Digiday ha pubblicato un articolo nel quale riferisce di un beta test di Google che, basandosi sui dati di geolocalizzazione degli smartphone (sembra indipendentemente dall’utilizzo di App di Google), sarebbe in grado di raccogliere (e fornire) informazioni sui negozi visitati dai consumatori (in maniera anonima, naturalmente, e solo per quegli utenti che hanno attiva, sullo smartphone, la geolocalizzazione).
L’obiettivo sarebbe quello di analizzare eventuali ricerche di questi consumatori su Google avvenute all’interno (o in prossimità) dei negozi di interesse, per dimostrare un ulteriore livello di efficacia di Adwords come strumento di advertising: quello di portare effettivamente gli utenti anche nei negozi.
Per intenderci, quando in passato con il mio team nella precedente agenzia abbiamo gestito le campagne “from search to store” di OBI Italia, se questa funzione fosse già stata disponibile avremmo potuto sapere non solo quanti consumatori hanno effettivamente acquistato dopo aver scaricato dalla landing page e stampato il coupon sconto (l’informazione che ci ha consentito di dare una stima del ROI della campagna), ma anche quanti, dopo aver effettivamente cliccato su un link sponsorizzato di OBI, si fossero effettivamente recati in uno store OBI e qui, in vista di un acquisto, avessero effettuato una o più ricerche da dispositivi mobili.
Oggi Google dichiara di utilizzare queste informazioni per integrare la propria reportistica e dare una più completa visione dell’efficacia delle proprie soluzioni di advertising (e, in più larga scala, dei comportamenti di acquisto degli utenti). Ma non è detto che in futuro queste informazioni non possano essere utilizzate per mirare, con annunci specifici, a persone presenti all’interno di un proprio rivenditore o di un negozio della concorrenza, e mettere in piedi campagne come quella che ho mostrato nel mio intervento allo SMX.

Aggiornamento: leggo su Mashable che Motorola Mobility, di proprietà di Google, sta registrando un brevetto relativo alla possibilità di collegare apparecchiature elettroniche incluse in tatuaggi (l’esempio che viene fatto nell’articolo è un microfono da “tatuare” sulla gola) con dispositivi mobili di comunicazione (es. uno smartphone).
In un futuro magari neanche troppo lontano (la realtà, spesso, supera la fantasia), potremmo quindi arrivare a una reportistica di campagne Google nelle quali potremmo sapere l’utente quali negozi abbia visitato (geolocalizzazione), quali prodotti abbia visto (Google Glass) e cosa abbia commentato (microfoni tatuati) o provato (sensori tatuati) nel vederli.
Il tutto sempre in forma anonima, naturalmente… forse.

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