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Google cambia le regole del gioco della Mobile Search

25/03/2015

Inserito in: Mobile Search

Che Google sia una fucina di novità a getto continuo è un dato di fatto e il monitorare ogni mossa e ogni annuncio del colosso di Mountain View è fondamentale per ipotizzarne gli impatti su ogni tipologia di business.
A fine febbraio uno degli annunci che maggiormente ha destato l’interesse degli addetti ai lavori è stato quello relativo a un imminente (il prossimo 21 aprile, stando al loro annuncio) cambiamento dell’algoritmo che determina il ranking dei risultati quando le ricerche sono svolte da dispositivi mobili.
Un cambiamento che potrebbe essere epocale (allo SMX di Monaco di Baviera dello scorso marzo, Zineb Ait Bahajji del Webmaster Trends Team di Google ha dichiarato che questo cambiamento avrà un impatto maggiore di quelli avuti in passato dall’introduzione di Penguin e Panda; un paragone che personalmente è abbastanza insignificante, visto che confronta due cambiamenti finalizzati a colpire chi cerca di “imbrogliare” Google con uno invece funzionale a migliorare l’esperienza di ricerca da un particolare dispositivo), visto che la pagina di risultati che otteniamo quando cerchiamo da dispositivi mobili potrebbe essere sensibilmente differente da quella che otteniamo a parità di ricerca da desktop.
Questo cambiamento potrebbe avere implicazioni non da poco per tutte quelle aziende per le quali il Web e, più nello specifico, Google sono importanti per il business, considerando che oggi, in media (dai dati in mio possesso), il traffico da smartphone pesa tra il 25% e il 35% di quello complessivo, percentuale in costante crescita.
Com’è lo scenario oggi? La stessa ricerca da desktop e da smartphone (a parità di impostazioni e senza personalizzazioni), nella maggior parte dei casi, propone gli stessi siti su entrambi gli schermi, anche se con qualche intervento “pro utente” sulla visualizzazione mobile.
Comparazione tra ricerca desktop e mobile

Se di un sito è disponibile una versione mobile, infatti, Google proporrà a chi cerca da smartphone direttamente quella invece della versione “desktop”, così come aggiunge una etichetta “mobile friendly” per indicare quei siti, soprattutto quelli “responsive”, che possono essere fruiti al meglio anche sul piccolissimo schermo. Una ulteriore etichetta che potrebbe aggiungersi, dovessero andare in porto i test delle ultime settimane, è una etichetta rossa “slow” a identificare siti particolarmente lenti a caricarsi, situazione che potrebbe impattare negativamente l’esperienza di ricerca mobile degli utenti.

Indicazioni che aiutano quindi l’utente a decidere se visitare un sito o meno ma, in sostanza, i risultati proposti sono gli stessi su entrambi i device, in situazioni nelle quali non ci siano personalizzazioni o geolocalizzazioni di ricerca attive.
Dal 21 aprile, però, questo potrebbe cambiare: se il tuo sito non è in linea con le best practices mobile di Google, potresti scomparire dalla schermata di risultati di chi è alla ricerca di ciò che tu puoi offrire, e non essere quindi incluso in tutte quelle fasi di discovery e considerazione che vedono un elevato utilizzo dello smartphone (pensiamo, ad esempio, all’utente che cerca all’interno di un punto vendita).
Che fare, quindi?
Premesso che è da anni che Google predica “think mobile” (offrendo anche indicazioni specifiche su cosa fare) e che, considerando le percentuali di navigazione da smartphone accennate in precedenza (e se pensi che la navigazione mobile avvenga solo in mobilità, sappi che è la casa il luogo in cui si cerca più da smartphone), è una politica abbastanza miope non avere una presenza web “mobile friendly”, occorre adesso comprendere meglio la situazione per decidere il da farsi.
Innanzitutto cosa dice Google di questi cambiamenti?
Stando al comunicato pubblicato sul blog ufficiale, dal 21 aprile la “mobile-friendliness” di un sito diventerà uno dei criteri di ranking di un sito; una modifica che avrà da subito impatto worldwide (in passato, molte novità riguardavano prima la lingua inglese e il mercato USA).
Questo, nelle intenzioni di Google, per aiutare gli utenti a trovare più facilmente e velocemente risorse e contenuti di alta qualità ottimizzati per il proprio device. E quando si parla di “ottimizzati” ci si riferisce al fatto che, ad esempio, non abbiano filmati in Flash, i contenuti non necessitino di essere ingranditi per essere visibili, i link non siano troppo vicini l’uno all’altro (devono essere “a prova di dito”), siano fruibili velocemente…
Operativamente parlando, tutte considerazioni corrette ma molto generiche.
A dare qualche indicazione in più ci ha pensato Gary Illyes, Webmaster Trends Analyst di Google, intervenendo alla conferenza SMX tenutasi a San Josè, California, la scorsa settimana.
Secondo Illyes, l’algoritmo non è site-wide, non impatta cioè il sito nel suo complesso, ma si basa sulle singole pagine: se un sito si compone di 10 pagine e 5 di queste non sono compatibili con device mobili, solo queste 5 saranno impattate negativamente dal nuovo algoritmo e potrebbero non essere più accessibili attraverso i risultati di ricerca. Sarà fondamentale quindi capire se le pagine cruciali per il business online di un’azienda siano “mobile friendly” e, per fare questo, Google mette a disposizione un’apposita pagina.
Se un sito è complessivamente poco “mobile friendly”, questo potrebbe consentire di intervenire inizialmente sulle pagine più critiche per il business, lasciando quelle meno importanti in seconda battuta. Ma avere un sito a due velocità non è mai una buona opzione, considerando che l’utente fa presto ad abbandonarlo per andare a visitare magari quelli della concorrenza, a pochi click di distanza.
Un altro aspetto fondamentale citato da Illyes è che l’algoritmo opererà in tempo reale: nel momento in cui, rivisitando il sito, gli agenti (o, più correttamente, i bot) di Google si rendessero conto che una pagina è stata ottimizzata per i criteri mobile e questi rientrassero nei criteri collettivi del nuovo algoritmo, ecco che la pagina ne trarrebbe subito beneficio, senza dover aspettare tempi più o meno lunghi (qui la criticità è nell’assicirarsi che il sito sia visitato frequentemente dai bot di Google).

Tutto ciò detto, vediamo quindi quella che potrebbe essere una prima check list per metterti in condizione di capire quanto sia urgente per te (se non hai un sito mobile o un sito responsive) muoverti in vista del 21 aprile:

  • attraverso i dati di web analytics, verifica quale sia la percentuale di utenti che arriva oggi da dispositivi mobili (più alta è rispetto al totale del sito, più è urgente che tu ti muova), quali siano le pagine d’ingresso da ricerche da device mobili su Google e quali pagine gli utenti arrivati da Google mobile visitano più frequentemente
  • verifica, con lo strumento di Google, come si vedano le pagine per te importanti e se da Google arrivino messaggi critici
  • Se hai attivo Google Webmaster Tools per il tuo sito, verifica quali siano le indicazioni di Google nei report

* Query di ricerca (filtrando per “cellulare”)
* Errori di scansione (filtrando per “smartphone”)
* Visualizza come Google (filtrando per “cellulare”)
* Usabilità sui dispositivi mobili
* PageSpeed Insights

  • da smartphone (oppure utilizzando le modalità di emulazione che diversi browser offrono), nella barra di ricerca di Google digitare (senza inserire spazi) site:(dominiochevuoicontrollare.ext). Questo comando mostrerà le pagine indicizzate da Google per quel sito e mostrerà quali di queste abbiano l’etichetta “mobile friendly” e quali no, così da identificare quali siano le pagine su cui lavorare inizialmente.

Sulla base di queste informazioni, se la situazione dovesse essere potenzialmente critica, potrai verificare con chi ti ha sviluppato il sito e/o con il tuo team interno (se gestito internamente) o identificando un’agenzia o uno specialista in web design e/o in SEO che possano aiutarti, cosa potresti fare nel breve per ovviare alla situazione, in attesa di lanciare un progetto che tenga in dovuta considerazione anche la navigazione da smartphone.
Questo cambio potrebbe essere infatti l’occasione decisiva per una “mobile strategy” ad hoc e per sviluppare una strategia che tenga in considerazione anche le opportunità offerte dalle ricerche da device mobili (se è vero che, ancora oggi, gli utenti comprano poco da smartphone, è ancor più vero che sempre più spesso è proprio da smartphone che i consumatori iniziano il processo di ricerca che li porterà a valutare, scegliere, decidere).
SEMBlog-mobilesearch

Se proprio ami il rischio (o il traffico da smartphone è insignificante per il tuo business), potrai aspettare il 21 aprile e vedere cosa succederà concretamente, consultando la tua piattaforma di web analytics e settando magari dei Google Analytics Alerts per il traffico da mobile. Ma vale anche qui il detto che

Prevenire è meglio che curare

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