Ne parlavo proprio ieri sera con una mia carissima amica, che guida l’area digital di una centrale media italiana, sulla difficoltà di fare recruitment nell’ambito del search marketing (trovare SEO in gamba non è così facile, ma anche trovare persone che sappiano gestire una campagna di keyword advertising non è semplice).
Anche perchè, è risaputo, il SEM non viene insegnato nelle scuole e quei pochi profili junior che arrivano con un minimo di preparazione lo devono alla loro buona volontà di muoversi in prima persona a sperimentare, senza aspettare che siano altri a dire loro cosa fare.
Per questo non ho potuto che accogliere con favore l’ultima iniziativa di Google rivolta al mondo delle scuole, la Online Marketing Challenge.
Gli studenti possono, di fatto, organizzarsi in team (che dovrà però essere iscritto alla challenge da un docente) e, trovato un business (reale, con meno di 100 dipendenti) da promuovere (che però, da regolamento, non deve aver usato Adwords… ottima mossa per trovare nuovi clienti;-), impostare una strategia d’azione, pianificare una campagna con gli strumenti offerti da Google ed ottimizzarla ongoing con gli strumenti che sempre Google mette a disposizione.
Alla fine dovranno produrre un report sull’attività svolta, sulla base del quale una giuria darà una valutazione al progetto (per maggiori dettagli invito a visitare il sito della challenge che ho linkato prima).
In palio, tra le altre cose, la possibilità di visitare il quartier generale di Google a Mountain View e conoscere il team che ha creato adwords.
L’iniziativa è molto interessante, visto che consente ai giovani di avvicinarsi al mondo del search marketing (che, nel caso non si fosse capito, cerca specialisti come l’assetato cerca l’acqua:-) con il supporto dell’ambiente accademico e sicuramente stimolati dal brand Google.
L’unica perplessità mi viene invece guardando il budget che Google mette a disposizione: solo 200 Us$, circa 135 euro al cambio odierno… un po’ pochini se l’obiettivo è anche quello di imparare come ottimizzare una campagna in corso d’opera(statisticamente parlando, gli interventi di fine tuning sono tanto più efficaci quanto più è importante la base di dati che si è analizzata).
Lo stesso Google, nelle linee guida del concorso, indica i settori verticali da evitare perchè troppo costosi (web hosting, settori assicurativo e finanziario, multilevel marketing… ed io aggiungerei anche travel) ed impegnativi. Più facile quindi, in linea di massima, guardare ad aziende B2B che non B2C.
Guardando sulla cartina che indica le Università che ad oggi (o, meglio, al momento in cui scrivo) hanno aderito all’iniziativa, per l’Italia vedo solo la veneziana Ca’ Foscari. Spero se ne aggiungano presto altre, a cominciare magari da quelle milanesi (visto che è qui che si concentra la maggior parte delle agenzie che si occupano di search marketing).
Se poi qualche studente, dopo aver preso parte alla challenge, dovesse appassionarsi al mondo del SEM e volesse imparare il “mestiere dei motori”… in Sems abbiamo delle posizioni di stage aperte:-)



