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La recessione? Non sembra toccare il search mktg

18/03/2008

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Questa almeno l’idea che ci si può fare passeggiando per i saloni dello Hilton in occasione della tappa di New York del Search Engine Strategies, iniziato ieri (qui il riassunto della prima giornata, in inglese).
La maggior parte degli investitori pubblicitari di oltreoceano, sentendo qualche chiacchiera qua e la tra tavoli e corridoi, non vede la ragione per la quale dovrebbe ridurre gli investimenti.
Anzi, in molti stanno valutando fantasiosi spostamenti di budget per sfruttare nuove opportunità offerte dai motori (in particolare quelli verticali, visto che aumentare il budget su Adwords è la soluzione più scontata). E fin qui, nulla di nuovo:-)
Nuova invece la leva che molte agenzie giocano per il recruitment: “vuoi un lavoro a prova di recessiona? diventa un search marketer!”. E non è un caso che ormai l’offerta di formazione sia diventata frammentata, dai corsi più o meno “riconosciuti”, come quelli di SEMPO.org o della Direct Marketing Association, a quelli organizzati dalle stesse agenzie o da entità a volte sconosciute. Intanto i CV girano come trottole:-)

Tornando all’evento in sè, pensavo che senza Danny Sullivan in cabina di regia, lo SES nuovayorkese avrebbe registrato un calo di partecipanti, ma così non sembra essere (per quanto si nota invece -lato contenuti- un certo decadimento, in molti speech, verso lo “spottone pubblicitario”).
Tanti gli europei presenti, tutti euforici per la strapotenza dell’Euro, ieri anche a quota 1,6 Us$, e pronti a fare shopping (anche di agenzie SEM d’oltreoceano; l’epoca delle acquisizioni non è ancora finita).
Tra gli argomenti più dibattuti tra gli addetti ai lavori europei, la “gara” ad indovinare come si reinventeranno tutte quelle agenzie di search marketing e centrali media online (soprattutto europee) che vivono lucrando sul BPF di Google, destinato a scomparire con la fine del 2008.
Un discorso che in molti casi inizia ad interessare direttamente anche i clienti finali, che devono guardarsi intorno per capire se cedere alle lusinghe di Google (che offre la gestione gratuita -meglio precisare: non viene fatta pagare in maniera specifica la gestione- delle campagne sul proprio network) o continuare a dare fiducia alle agenzie specializzate sperando nel loro “focus sul cliente e sui risultati”.
Ed a proposito di risultati, è esaltante vedere come siano state prese d’assalto le sessioni sulla web analytics: c’è voglia di imparare ad utilizzare al meglio gli strumenti a disposizione ma, soprattutto, c’è voglia di capire anche quali siano i KPI di valore per il proprio business e come sfruttare al meglio la miniera d’oro rappresentata da questi dati. Tanta esaltazione che inizia ovviamente a scontrarsi anche con l’evolversi frenetico dello scenario, non più unicamente “website centrico” e “pc/laptop centrico”. Come tracciare correttamente coloro che fruiscono in maniera multipiattaforma del Web? Ormai il problema non è più solo chi cancella i cookies. Bastava guardare anche la platea allo SES: molte le persone con il laptop sulle ginocchia, ma molte di più le persone online con gli smartphone più disparati, iphone inclusi.

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