Autunno, tempo di budget per molte di quelle aziende che hanno l'anno fiscale corrispondente all'anno solare.
E come sempre anche noi che lavoriamo nel mondo del search marketing ci troviamo a porci la solita domanda: come si muoveranno il prossimo anno le aziende nei motori? Quanto investiranno? Per ottenere quali risultati? Come vincere i loro budget?
La cosa curiosa è che, ovviamente, domande simili se le stanno ponendo anche lato aziende: come investire nei motori? Quali gli indicatori di performance più pertinenti da adottare? E cosa staranno facendo -investendo quanto?- i nostri concorrenti? Per ottenere cosa?
Per dare una risposta a molte di queste domande e capire cosa potrebbe riservarci il 2010, in Sems abbiamo voluto fare un'indagine di mercato (che puoi scaricare seguendo il link in calce a questo post) e, grazie al prezioso supporto di OTO Research per la realizzazione e di MyMarketing.Net, il portale italiano del marketing, per averci consentito di intervistare via e-mail gli iscritti alla sua comunità, abbiamo ottenuto una serie di riscontri interessanti.
L’obiettivo della survey era in realtà molteplice: da una parte capire come investano in search marketing, e con quale consapevolezza, le aziende italiane.
Dall’altra capire anche a chi spetti più frequentemente, in seno a un’azienda, il compito di valutare e decidere il budget da destinare ad attività legate alla ricerca online (che, ormai, non avviene più solo nei motori ma anche, ad esempio, nei social network) e quali indicatori di performance adottare.
La ricerca, svolta alla fine di Ottobre (in tempo utile per poterla poi presentare in anteprima allo scorso IAB Forum a quanti hanno visitato il nostro stand) si basa su un campione di 237 interviste convalidate. Il numero è certamente esiguo e non può essere rappresentativo della realtà dei fatti. Ma sia per il fatto che, tra quanti hanno risposto, vi si trovino rappresentate tanto le micro imprese quanto le grandi aziende italiane di respiro internazionale (senza dimenticare i “pure player” del Web), sia per una certa corrispondenza, in termini di budget investiti, con i dati di altre fonti, il quadro ottenuto è attendibile e mostra ancora ampi margini di crescita.
(Nota: essendo interessati alle risposte delle aziende, abbiamo cercato di filtrare quanto più possibile i form compilati da agenzie).
Sulla base di quanto emerso dalle interviste, ad oggi solo la metà delle aziende italiane (46% per la precisione) si sta muovendo con attività di marketing e advertising nei motori, mentre il 34% non è ancora attiva ma nutre un buon interesse e potrebbe essere proprio il 2010 l’anno del loro sbarco nei motori, quantomeno per la metà di quelle non ancora attive, con il keyword advertising in testa (anche per ragioni di semplicità e di economicità).
Interessante notare come sia cresciuto il numero di aziende che, quando si parla di search marketing, investono sia in SEO sia in keyword advertising; stando ai dati della survey, sono ben il 77% di quante si muovono nei motori, a dimostrazione di come l'utilità e l'efficacia delle sinergie "natural" + "advertising" nella pagina di risultati sia sempre più compresa e cercata da chi investe in SEM.
Quali sono gli obiettivi che vogliono perseguire le aziende italiane investendo in search marketing? E gli indicatori di performance che adottano sono i più adatti per verificare se siano in linea con ciò che vogliono raggiungere?
Le aziende oggi non attive in SEM inizierebbero soprattutto con l’obiettivo di incrementare i contatti e di rafforzare la brand image dell’azienda; un dettaglio, quest’ultimo, interessante, visto che finora il search marketing è stato considerato soprattutto come uno strumento di direct response.

Le aziende già attive nel search marketing si muovono con obiettivi più concreti (frutto anche dell’esperienza acquisita sul campo), essenzialmente per ampliare la base clienti, incrementare complessivamente le vendite o, quantomeno, per aumentare il numero di contatti da cercare di convertire e fidelizzare.
Che poi vi sia una difficoltà per molte aziende a misurare se questo si riesca ad ottenere o meno è evidenziato dal fatto che, ad esempio, il principale KPI (key performance indicator) per le aziende attive in progetti SEO sia il posizionamento raggiunto tra i risultati di ricerca, sicuramente tra i parametri più facili da verificare, ma assolutamente inadatto a una misurazione efficace del ROI.

Da notare come, in molti casi, la posizione occupata sia un KPI anche per quanto riguarda le campagne di keyword advertising, unitamente al tasso di click sugli annunci (CTR), indicato al quarto posto alle spalle di due indicatori invece più attinenti, il ROI e i costi di acquisizione.
Quanto agli strumenti utilizzati per misurare le attività in atto, il 57% degli intervistati usa una piattaforma di web analytics di tipo “free” (come Google Analytics, Yahoo Analytics, Shinistat e similari), il 23% strumenti interni di intelligence, il 20% la reportistica fornita dall’agenzia, il 10% una piattaforma di web analytics più sofisticata e a pagamento (Omniture, Webtrends, ImetriX, Trackset e altre).

Andando ancora più sul sofisticato, solo il 13% delle aziende utilizza oggi strumenti di attribution modeling, con i quali poter stimare quanto pesino effettivamente le varie attività di marketing e advertising online sui risultati raggiunti e, di conseguenza, poter investire meglio il budget in funzione del peso di questi canali.
Il 59% delle aziende non le utilizza e non è interessata, interesse che nutre invece il 15% delle imprese, bloccate però dal non avere le competenze per implementarlo. Il rimanente 15% utilizza come parametro di attribuzione il cosiddetto “ultimo click” (e qui sono i motori a farla da padrone, visto che è passando attraverso i search engines che si concretizzano molti acquisti stimolati da pubblicità su altri media; puoi vedere, a questo proposito, la survey di SEMS e OTO sul rapporto che gli italiani hanno con i motori di ricerca: http://www.sems.it/sems-motori-acquisti-2009.htm).
Da un punto di vista operativo, il 58% delle aziende attive nel search marketing gestisce tanto il SEO che il keyword advertising internamente (il 28% utilizzando, per il keyword advertising, una piattaforma che aiuti nella gestione delle campagne). Il 12% gestisce internamente il keyword advertising e si avvale di un’agenzia per il SEO, mentre il 10% si avvale di agenzie multi servizi in grado di supportarle anche in ambito motori. Solo il 9% si affida in toto a un’agenzia specializzata.
Tra le aziende che stanno pensando di investire in SEM, il 31% non ha ancora deciso se gestire internamente l’attività o affidarsi a un’agenzia; il 32% gestirà internamente l’attività, il 16% si farà supportare da agenzie non specializzate, il 14% si avvarrà del supporto di agenzie specializzate.
Quanto al budget da destinare ad attività nei motori, questo è definito solitamente a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio di quello successivo (65%, con il 45% che però rivede i budget periodicamente sulla base di obiettivi e risultati). Solo il 20% ha un budget aperto perché direttamente legato ai risultati generati dall’attività (come nel caso dei progetti cosiddetti “pay per performance”).
Ma quanto hanno investito nel 2009 le aziende intervistate in SEM? La maggior parte (60%) non ha superato la soglia dei 10.000 €, con un altro 18% che si è mosso con un budget tra i 10.000 e i 25.000 €. Solo il 5% delle aziende, quasi sempre “pure player” o aziende che hanno modo di legare i budget ai risultati, ha investito più di mezzo milione di Euro.

Investire in search marketing è fruttuoso? A giudicare dall’elevato livello di soddisfazione (a fronte dello 0% di insoddisfatti tra i rispondenti) e dalla propensione a incrementare gli investimenti si direbbe proprio di sì: il 20% delle aziende si dichiara molto soddisfatto dei risultati ottenuti e il 65% è abbastanza soddisfatto del ROI dalle attività nei motori. Solo il 15% delle aziende si è detto poco soddisfatto.
Per il 2010 il 61% ha intenzione di incrementare gli investimenti in search marketing, mentre solo il 3% li diminuirà (anche gli scontenti, quindi, vedono comunque il search marketing come fondamentale e preferiscono non tagliare il budget SEM).

.
Scaricare gratuitamente un copia della ricerca sugli
investimenti delle aziende italiane in search marketing (formato .pdf).
Etichette: investimenti search marketing, keyword advertising, SEM, SEO
A una settimana di distanza dall'evento, sono finalmente riuscito a sedermi davanti al mio portatile per mettere nero su bianco le mie impressioni sulla prima edizione di Web Analytics Strategies e per pubblicare, come promesso a diversi lettori di questo blog, la mia presentazione.
Premesso che, come spesso mi capita a causa del tanto lavoro, ho avuto modo di seguire meno presentazioni di quante avrei voluto, inizio il resoconto da cosa mi è piaciuto:
- l'argomento: la web analytics è di estrema attualità per tante ragioni che non sto qui ad elencare, e già l'evento dello IAB della scorsa estate lo aveva dimostrato. Rispetto all'evento IAB, questa volta i partecipanti hanno dovuto pagare; rispetto all'evento dello IAB (con tutto il rispetto per gli organizzatori, il cui lavoro è fuori discussione), stavolta gli interventi dei vari relatori sono stati decisamente meno "spottoni commerciali" (per quanto qualcosa sia sfuggito anche al controllo di WAS) e, spesso, dai contenuti meno scontati.
- la sessione di Q&A di Eric Peterson: voglio essere onesto; a mio parere, nel suo intervento Peterson non ha detto (quasi) nulla di trascendentale (quantomeno per un addetto ai lavori; conosco almeno una mezza dozzina di relatori italiani che avrebbero potuto dire le stesse cose "for free":-). La differenza l'ha fatta nella sessione di domande e risposte, dove la sua esperienza al servizio delle domande dei partecipanti è valsa il prezzo del biglietto (commento, questo, riferitomi da diversi partecipanti).
Cosa mi è piaciuto di meno:
- (molto soggettivo:-) la location. Non tanto come struttura, bella, ma come dislocazione geografica, poco pratica da raggiungere per i milanesi. Io, in auto il primo giorno, in metro il secondo (con annesso sciopero dei mezzi), ci ho messo sempre più di un'ora. Per intenderci, nello stesso tempo, in auto, vado da Brunico a Trento. Troppo, per chi ha sempre i minuti contati.
- la mancanza di altri player della web analytics: è stata la prima edizione e, per molti aspetti, è già stato tanto che gli organizzatori siano riusciti a condurla in porto (pensiamo a quanti eventi sul SEM ci saranno in Italia quest'anno...).
Certo, sarebbe bello che a un evento di questo genere partecipassero anche altri vendor (da quelli free -Google e Yahoo in primis- agli altri, perchè far crescere il mercato fa crescere il business per tutti)... che magari quest'anno sono rimasti alla finestra per capire come sarebbe andata.
Vedremo il prossimo anno se gli organizzatori riusciranno dove negli USA riescono da anni nel nome della
coopetition.
Per quanto riguarda il mio speech, due sono i punti sui quali ho voluto insistere:
- il search marketing deve essere parte integrante del business e dei processi di un'azienda, visto che ormai il destino di un prodotto o di un'azienda è legato anche a cosa (informazioni, commenti, recensioni, immagini, video...) gli utenti ne trovano attraverso i motori;
- l'importanza di identificare gli indicatori di performance più adatti in funzione degli obiettivi che si vogliono perseguire, scegliere gli strumenti più adatti per misurarli, ottenere l'output che consenta di prendere decisioni nella maniera più rapida e agile possibile. Il tutto, ovviamente, con sempre davanti chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere, sapendo che la strada che porta a questi implicherà numerose deviazioni e correzioni di rotta. I KPI servono a capire quando occorre cambiare strada o proprio tornare indietro per ricominciare.
Due punti che non sono ancora parte del DNA delle aziende italiane. Ma ci stiamo lavorando:-)
Qui puoi visualizzare le slide della mia presentazione, mentre
qui puoi visualizzare il video riepilogativo dell'evento, che si conclude con un'intervista al sottoscritto.
Etichette: KPI search marketing, SEM, SEO, WAS 2009
Deepest cutbacks in search marketing. Paid search and organic search marketing will each take substantial budget reductions — 31% and 25%, respectively — in 2009. While exuberant spending should be reeled in, sites should make efforts to quantify the impact of search on conversions before completely pulling the plug.
E’ quanto emerge dal report di Forrester Research 2009 Web Site Spending Trends presentato ieri e basato sulle interviste svolte a dicembre ‘08 su un campione di 250 decisori per il Web in aziende USA con un fatturato superiore ai 50 milioni di dollari.
Chi si occupa della presenza online aziendale si focalizzerà quest’anno molto sulla web analytics, fondamentale per poter tracciare e giustificare i propri investimenti, e sull’attenzione all’utente (soprattutto se è già cliente). In crescendo anche gli investimenti in social media.
Etichette: search marketing, SEM
E' da molto tempo che avrei voluto scrivere su questo blog di come vedo l'evoluzione del search marketing e del mondo dei motori di ricerca in generale nei prossimi anni, e della sempre maggiore importanza che i search engines avranno in un mondo sempre più digitale.
Alla fine lo spunto per scrivere me l'ha dato Nuccio Barletta, giornalista di ADV (http://www.advertiser.it/), quando mi ha chiesto, per un articolo che uscirà sul numero di Maggio della rivista, una "risposta visionaria sul futuro del search marketing e sulle applicazioni che saranno sviluppate".
E' il tipo di domande che adoro:-) Se non fosse però che il sottoscritto, non essendo propriamente dotato del dono della sintesi, ha fatto fatica a rispondere nei limiti di spazio a disposizione.
Dove, se non sul mio blog, poter dare quindi ampio spazio a quello che vorrei comunicare? Dove poter tornare a scrivere quegli interventi chilometrici che, ad esempio, mi caratterizzavano quando scrivevo su
Mlist, avendo a disposizione oltretutto un po' di giorni di vacanza per rifletterci su?
Ecco quindi un intervento bello lungo, che oltretutto mi riservo di aggiornare di frequente, visto che in questo campo di cose da scrivere e da aggiornare ce ne sono veramnte tante.
Come vedo quindi l'evoluzione del search marketing? Sono fortunato, visto che posso vantare un punto di vista privilegiato dal quale seguire questa evoluzione: ho iniziato ad appassionarmi di positioning a metà degli anni '90, ed ho quindi potuto vedere questo settore nascere ed evolversi, cosa che consente di poter intuire meglio i cambiamenti di direzione. Inoltre ho la fortuna di poter scambiare idee ed opinioni -partecipando ad eventi sul SEM in giro per il mondo- con molti dei player più rilevanti del settore.
Innanzitutto, e questo è ciò che ancora mi appassiona di questo lavoro, il bello per il search marketing deve ancora venire, negli USA così come da noi, che notoriamente siamo qualche anno indietro.
Stiamo andando verso un mondo dove tutto sarà digitale e, come ha detto recentemente Steve Ballmer nel suo intervento a Milano, tutta questa comunicazione digitale viaggerà su IP. Tutti questi contenuti saranno quindi potenzialmente indicizzabili da motori sempre più potenti e flessibili (in grado di offrire come risposta qualsiasi tipologia di contenuti, testuali come multimediali; non credo invece molto in una eccessiva personalizzazione dei risultati), ed offerti come possibile risposta ad una query. Motori che potremo interrogare facilmente da qualsiasi posto, in qualsiasi situazione ed attraverso strumenti che non saranno più solo il computer, il palmare o il cellulare.
Questa sfida si giocherà su quattro fronti, al centro dei quali c’è sempre la search:
- Gli strumenti
- Il luogo
- Il tempo
- I contenuti
Per quanto riguarda gli strumenti, la maggior parte delle ricerche si svolge oggi attraverso i personal computer, fissi o portatili che siano, anche se vi sono già nazioni, ad esempio la Corea del Sud, dove vi sono più accessi al web e ricerche nei motori da dispositivi mobili –cellulari o palmari, ad esempio- che non dai computer fissi.
Ci vorrà del tempo, ma questo potrebbe accadere anche nel mondo occidentale; lo iPhone, sia per il target a cui si rivolge, sia per una più agevole esperienza di navigazione nel Web che offre, negli USA lo scorso inverno ha fatto registrare un exploit di accessi a Google; ed ora molte altre case costruttrici stanno cercando di seguirne la scia. Oltretutto la navigazione da cellulari e PDA sarà sempre più veloce, con TIM ad esempio che promette dal 2009 una velocità pari a 28 Mb al secondo, che salirà addirittura a 100 Mb negli anni successivi. Certo, occorrerà capire se vi saranno cellulari o PDA in grado di sfruttare al meglio queste opportunità anche se, guardando ai prototipi in fase di studio (alcuni addirittura con funzioni di videoproiezione, per poter così vedere una partita o un film proiettati sulla parete invece che sul microschermo del telefonino), non dovrebbero esserci di questi problemi. A condizione di avere però batterie abbastanza potenti. Se oggi decido ad esempio di uscire dall'ufficio con il mio Treo connesso a Live Messenger per rimanere in contatto con tutti i miei collaboratori, posso stare
sicuro che dopo un paio d'ore la batteria è già in rosso.
Sono poi in arrivo apparecchi innovativi che consentiranno di sbizzarrirsi ancora di più con la fantasia. Uno di questi è Modu (http://www.modumobile.com/), un micro telefono cellulare che è in realtà un modulo in grado, una volta inserito in “gusci” appositamente sviluppati, di far connettere al Web gli apparecchi più disparati: avremo così autoradio in grado di cercare sul Web la musica degli artisti da noi indicati; ciclocomputer in grado, in caso di guasti, di cercare il negozio di bici più vicino o di trovare le istruzioni su come risolvere da soli un guasto; specchi e vetri che potranno diventare schermi di computer connessi al Web…
Modu è un grande passo avanti perchè consente alle aziende di abbattere sensibilmente i costi di ricerca e sviluppo di apparecchiature collegabili al web,
consentendo quindi maggiore flessibilità e fantasia di utilizzo.
Direttamente collegato a questo primo punto è anche il secondo, il luogo da cui collegarsi e cercare nel Web. Grazie ai cellulari con funzioni di navigazione nel Web ed agli smartphone connessi ad Internet, oggi non dobbiamo essere a casa o in ufficio per andare su Google, e questo aumenta le potenzialità della search: in un negozio, attraverso il mio smartphone, posso cercare se il prodotto che mi interessa io possa trovarlo a minor prezzo sul Web o in qualche altro punto vendita sul territorio (ottenendo magari anche le indicazioni stradali su come raggiungerlo, gli orari di apertura, altre offerte speciali...); per strada, magari in una località
che non conosco, posso cercare agevolmente un ristorante col tipo di cucina che più mi aggrada o il cinema con il film che più mi piacerebbe vedere (in futuro, come visto prima, basterà il solo cellulare per trovare la pellicola ideale e guardarla in qualsiasi luogo, sullo schermo del cellulare o proiettata alla parete), oppure trovare una mappa che mi agevoli nel raggiungere la mia destinazione; oppure ancora trovare informazioni su qualcosa che ho appena visto, ad esempio una pubblicità che ha attirato la mia attenzione.
Apparecchi come
Surface di Microsoft potranno rendere interattivo e connesso al Web anche il tavolo su cui mangeremo, aiutandoci a trovare la ricetta più adatta in funzione di cosa vogliamo mangiare, cosa abbiamo in frigo e quanto tempo abbiamo per cucinare. La sua evoluzione
TouchWall potrebbe rendere interattiva ogni parete, di una sala riunioni, dell'ufficio o del salotto di casa, consentendo di navigare e cercare nel web liberi dalle tradizionali tastiere.
Il sistema di navigazione satellitare delle nuove vetture BMW già oggi consente di surfare il Web (cercando su Google, guardando un video su Youtube, svolgendo operazioni di home banking...), anche se unicamente quando la vettura è ferma o procede a velocità non superiori ai 5 kmh.
Poi c’è il tempo (che non è mai abbastanza): si potrà cercare nei motori in real time, senza dover attendere il rientro a casa o in ufficio per avere un computer di fronte. Inoltre, grazie alla crescente offerta di servizi digitali, la ricerca sarà estesa anche oltre i semplici testi ed immagini.
Il progetto
Pharos, finanziato dalla Comunità Europea e che vede coinvolto anche un colosso delle tecnologie di ricerca come FAST (tecnologia che dagli addetti ai lavori, qualche anno or sono, era giudicata quasi alla pari di quella di Google), consentirà in futuro di poter ad esempio cercare in qualsiasi momento una determinata notizia tra le registrazioni video dei telegiornali o audio dei radiogiornali, oppure ottenere informazioni su una località partendo da una foto trovata sul Web o scattata col cellulare…
Infine i contenuti, la cui offerta già oggi è realmente infinita (anche se, spesso, a scapito della qualità), ed un prossimo domani sarà ancora più imponente, ragione per la quale i motori non cesseranno mai di essere strumento fondamentale.
Protagonisti saranno sempre di più gli utenti, che oggi di fatto sul Web già scrivono (blog, forum, commenti…), votano (Digg e similari), recensiscono (Tripadvisor, ciao.it…), condividono foto (Flickr) e video (Youtube) con obiettivi che possono essere la semplice ricerca del "quarto d'ora di notorietà" (es. pubblicando un video su Youtube) o proprio un tentativo di influenzare il Web e gli utenti (es. Beppe Grillo attraverso il suo blog)…
Tutto materiale che va ad arricchire i database sempre più immensi dei motori di ricerca, acquisendo oltretutto spesso visibilità in tempi rapidissimi. Una cosa, questa, che preoccupa le aziende, visto che (esperienza reale vissuta ultimamente da diverse grandi aziende) su Google, nel giro di pochi giorni, commenti o recensioni negative su aziende e/o prodotti possono acquisire visibilità e luci della ribalta; solo pochi anni fa, occorrevano mesi per ottenere lo stesso risultato.
Tutto materiale che può influenzare negativamente le opinioni dei possibili clienti e che, per questo, è visto con terrore dalle aziende.
Il Web sarà quindi sempre più vasto, più "on demand" e, di conseguenza, sempre più “search-centrico”, con conseguenze anche sul modo di intendere il search marketing. Oggi le aziende sono ancora portate ad investire nei motori per promuovere un prodotto o un servizio o, in tono minore, per sviluppare o
rafforzare un marchio; stanno però scoprendo che i motori sono una cassa di risonanza mondiale anche per i commenti che i clienti fanno dei prodotti o dei servizi che acquistano. Come fare quindi in modo che ad avere risalto siano i commenti positivi e non quelli negativi? Inoltre, come far evolvere il proprio business ascoltando le esigenze che gli utenti esprimono attraverso le query nei motori?
In questo scenario cambia anche il ruolo delle agenzie di search marketing che, senza perdere di vista la propria identità (in un mondo search-centrico ci sarà ancora bisogno di una expertise search-centrica) dovranno integrarsi nel business del cliente, per comprendere al meglio le opportunità che si aprono continuamente attraverso i motori ed impostare strategie e tattiche efficaci. Chi ancora crede (e lo scrivo perchè sono ancora tanti) che le agenzie di search marketing servano solo a dare visibilità ad un sito, non comprende le opportunità che rischia di lasciare fuori dalla porta.
Da qui un'attenzione sempre maggiore all'aspetto dell'education nei confronti del mercato, da parte sia delle agenzie che degli enti rappresentativi (SEMPO, IAB...).
Cambierà anche la Web Analytics, con gli strumenti del futuro che dovranno consentirci di sapere come gli utenti interagiscano con il brand ed i prodotti delle aziende clienti non soltanto sul sito, ma anche in tutti quegli strumenti digitali (da Youtube ai siti di social & business networking, ad esempio; ma in un prossimo futuro anche nella TV e nella radio digitali...) nei quali viene a crearsi questo contatto e si sviluppano le discussioni.
Per il momento, per mere questioni di tempo, mi fermo qui. Ma ritornerò sull'argomento molto presto, sia perchè è il tipo di argomento che sempre più
aziende vogliono vedere affrontato; sia perchè c'è ancora da affrontare il come si evolveranno i servizi di search marketing al mutare di questo scenario.
Etichette: SEM, SEO
Il titolo di questo post è l'argomento che tratterò martedì 26 mattina in un intervento alla conferenza dello IIR
"Nuove forme di pubblicità attraverso il Web e i canali non convenzionali".
Lo spunto per questo intervento mi è venuto quando, chiacchierando nei mesi scorsi con un prospect, mi è stata posta la considerazione (era in verità molto tempo che non la sentivo più) "ma perchè dovrei utilizzare il Web per promuovermi, se io non vendo online?"
Racconterò, basandomi anche su qualche caso di successo (anzi, visto che ho cercato case studies al di fuori del parco clienti Sems, ne approfitto per ringraziare quanti mi hanno dato un mano fornendomi dati ed esempi), che cosa si può fare nei motori di ricerca quando l'obiettivo è portare l'utente su un punto vendita fisico sul territorio: dal local search al couponing, affrontando anche la complessità del tracciamento di queste azioni.
Su questo argomento segnato anche il recente articolo di eMarketer
Online Research Drives Offline Sales (i dati sono riferiti al mercato USA).
Etichette: iir, marketing non convenzionale, SEM
Forrester ci riprova: a distanza di due anni e mezzo, la nota società statunitense di ricerche di mercato prova nuovamente a dare un valore economico al mercato italiano del search engine marketing; nel report
Europe's Search Engine Marketing Investment Exceeds €8 Billion In 2012, pubblicato nei giorni scorsi, Forrester arriva a stimare in 518 milioni di Dollari (meno di 400 milioni di Euro, al cambio attuale) gli investimenti in SEM nel 2012 nel nostro paese.
Precisando che, parlando di SEM, si intende la somma degli investimenti in link sponsorizzati e relative fee di gestione, fee per il SEO, inclusioni a pagamento e via elencando, questa volta Forrester sembra aver corretto il tiro rispetto a due anni or sono,
quando sottostimò pesantemente il valore del mercato italiano con un'analisi che definire superficiale era ancora un complimento.
Per dare un'idea della differenza, due anni or sono Forrester stimava in 7,2 milioni di Euro il mercato SEM italiano nel 2005, destinato a crescere a ben 15,2 milioni di Euro nel 2010. Oggi (ok, con il senno di poi), Forrester ha stimato che nel 2005 il mercato SEM italiano valesse 153 milioni di Us$ (circa 115 milioni di Euro al cambio dell'epoca), mentre nel 2010 dovrebbe valere 438 milioni di Us$... una gran bella differenza, quella del 2005, che portò molti player di oltreoceano a fare errate valutazioni sulle mosse da intraprendere sul mercato nostrano.
Certo, per Forrester l'Italia, pur "quarta forza" dello scacchiere europeo come investimenti, nei prossimi anni non riuscirà a colmare il gap che la separa dal podio, occupato da Uk, Germania e Francia. Anzi, il delta è previsto crescere in maniera spropositata nei confronti di Germania e Francia (per gli UK è prevista una crescita al rallentatore, essendo di fatto un mercato ormai maturo).
Se oggi il mercato SEM italiano (sempre secondo Forrester) vale circa 1/3 di quello tedesco e meno della metà di quello francese, in questo outlook a 5 anni il mercato nostrano varrà + o - 1/3 di quello francese ed 1/4 di quello germanico.
Alla base di questo rallentamento, per gli analisti di Forrester, lo scarso amore degli italiani per i pagamenti online e, di conseguenza, la sofferenza dello e-commerce italiano.
Tra le note positive (per chi si occupa di motori) che emergono da questo report, il fatto che il search marketing rimarrà anche nel prossimo lustro lo strumento principe dell'advertising online; questo perchè, sulla base delle dichiarazioni dei responsabili marketing intervistati da Forrester, "they can be where their customers are making their purchase decisions".
L'unico aspetto su cui Forrester vede rosa mentre
tra gli addetti ai lavori c'è anche chi riconosce sempre maggiori difficoltà è quello delle fee alle agenzie. Per Forrester, la sempre crescente complessità del mercato del SEM porterà i clienti finali ad investire maggiormente in SEO ed a pagare maggiori fee di gestione per il keyword advertising alle agenzie; cosa che invece non si riscontra sul mercato, dove le agenzie fanno fatica a spuntare le giuste fee di gestione del search advertising, specie quando c'è un competitor (il cui CEO e soci fondatori hanno ora addirittura il privilegio di poter parcheggiare i loro jet in una pista privata della Nasa:-) che offre il servizio gratis anche se con un pizzico di conflitto d'interessi; mentre lato SEO i clienti non concepiscono che una visita da risultati naturali possa comportare un costo simile a quello dei link sponsorizzati.
Tornerò nei prossimi giorni su questi argomenti, visto che si tratta di dati molto interessanti.

Etichette: keyword advertising, search engine marketing, SEM, SEO
La notizia è della scorsa settimana (è stata una di quelle che hanno animato la prima giornata al SES di Londra), e riguarda da vicino il mercato SEM europeo visto che iCrossing, una delle più grandi agenzie di search marketing statunitensi, è sbarcata nel vecchio continente con
l'acquisizione di Spannerworks.
Come si sono pagati quest'acquisizione? Attraverso l'ennesimo round di finanziamenti di capitali di ventura, questa volta per 18 milioni di US$ (per un totale di quasi 50 mio di US$ negli ultimi anni... non oso pensare cosa avrei potuto fare di Sems con simili investimenti:-D.
Intanto a New York Bill Wise ha rassegnato le sue dimissioni da CEO di Did-it, l'agenzia di search marketing fondata da Kevin Lee, motivandole con disallineamenti interni sulla strategia di lungo periodo da seguire in azienda.
Il posto di CEO sarà preso temporaneamente da Dave Pasternack... si, proprio quello che negli ultimi mesi
ha sparato a zero (o quasi) sulla validità del SEO.
Etichette: SEM
Mentre Dave Pasternack
continua a stuzzicare la comunità degli addetti ai lavori sulla presunta utilità del SEO, eMarketer ha pubblicato quest'oggi i risultati di
una ricerca condotta da ad:tech e MarketingSherpa su di un panel di web marketers, con l'obiettivo di capire cos'abbia funzionato (leggi: ROI superiore ad altre attività) e cosa no tra le attività che questi hanno intrapreso nel corso del 2006.
Inutile dire che il search marketing, complessivamente, domina alla grande (il keyword advertising capeggia anche quest'anno la lista), ma è il grande salto fatto dal SEO a colpire: nonostante le esternazioni di Pasternack, infatti, ottimizzare un sito per ottenere visibilità e traffico dai motori è un investimento che ripaga sempre più alla grande, tanto è vero che ben il 45% dei rispondenti lo ha indicato tra le attività più performanti lo scorso anno (con una crescita di 12 punti percentuali sull'analoga survey condotta 12 mesi prima).
Pesante tonfo per i rich media, che solo il 28% degli intervistati ha ritenuto di elencare tra i "top performing" dello scorso anno (l'anno prima erano il 38%).
La classifica dei peggio performanti è capeggiata ancora una volta dall'email marketing basato su liste acquistate/noleggiate, seguito da pop up e pop under.
Il search marketing funziona quindi ancora alla grande, e lo dimostra coi fatti.

Etichette: keyword advertising, search marketing, SEM, SEO