Informazione, controinformazione e motori di ricerca
In una delle tante interviste pre IAB Forum che ho rilasciato nelle scorse settimane, a proposito delle possibili future evoluzioni dei motori di ricerca, ho segnalato come gli algoritmi dei motori di ricerca potranno affinarsi sempre più, ma rimarrà comunque difficile per noi utenti, fruitori dei risultati di ricerca, riuscire a distinguere le informazioni utili da quelle inutili e, soprattutto, quelle vere da quelle false.Questa mia dichiarazione, un pensiero che è comune a molti addetti ai lavori, mi è tornata in mente leggendo ieri mattina, in prima pagina su "Il Sole 24 Ore", l'articolo "L'influenza ha il vaccino, le 'bufale' ancora no", laddove Riccardo Chiaberge scrive che "se provate a digitare su Google 'vaccino' o 'vaccinazioni', vi si rovescerà addosso un torrente di allarmismo fangoso, legioni di démoni scatenati e di bestie dell'Apocalisse".
Non entro nel merito della questione vaccini perchè non è il mio mestiere, mentre invece da addetto ai lavori, e non soltanto grazie alle ricerche che annualmente facciamo sull'utilizzo dei motori di ricerca, posso confermare una cosa: l'affermazione "se lo dice Google è vero" indica una realtà di fatto anche in Italia.
Così come, lato business, le persone ritengono che se un'azienda è in testa ai risultati per una parola chiave legata a un certo business, allora quell'azienda è leader di quel settore, alla stessa stregua molte persone, che vedono in Google quello che i nostri avi vedevano negli oracoli, pendono dalle labbra dei risultati di ricerca e, non avendo spesso modo di verificare, tendono a prendere per oro colato le informazioni che trovano; questo perchè "è la risposta di Google alla mia ricerca".
Non sapendo, però, che quelle informazioni potrebbero trovarsi in testa ai motori non perchè le più attinenti e rilevanti in assoluto, ma perchè "spinte" ad esempio da movimenti di opinione (l'esempio più noto è il "miserable failure" di Bush, che Wikipedia spiega bene) e/o frutto di attività specifiche di posizionamento messe in atto da chi ha interessi specifici nel portarle all'attenzione di chi cerca.
Il tema "salute" non è immune da questo fenomeno.
Da una parte, infatti, Sergey Brin, uno dei fondatori del più noto dei motori di ricerca, in passato aveva dichiarato di conservare, tra i ricordi più belli, un'email ricevuta da una persona che lo ringraziava perchè le informazioni trovate su Google avevano consentito di salvare una vita umana (e sono moltissime le persone che, proprio grazie a ricerche nei motori, arrivano a dettagli e cure ignoti a molti medici). Dall'altra gli ordini dei medici di un po' tutto il mondo si interrogano su come porre un freno alla tendenza sempre più dilagante di andarsi a cercare online la cura (con rimedi, a volte, peggiori del male) bypassando la medicina tradizionale.
In conclusione, rendendomi conto di far parte di quella categoria che viene definita di "manipolatori di risultati di ricerca" (ma le agenzie SEO serie, così come molti professionisti freelance, hanno un proprio codice deontologico) e che più volte è stata nell'occhio del ciclone, non posso che ricordare che i motori di ricerca sono uno strumento eccezionale per arrivare a quelle informazioni che possono esserci utili per prendere una decisione, ma non sono perfetti nè infallibili. Né lo saranno mai.
Sta a noi utenti porci sempre di fronte al motore "cum grano salis", con buon senso. Cosa che, purtroppo, non sempre viene fatta.
Etichette: motori di ricerca




