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Manca poco: [Not Provided] nasconderà tutte le parole chiave da organico

24/09/2013

Inserito in: SEM,SEO,Web Analytics

Primavera del 1995: dopo aver messo online da un paio di mesi i primi (orridi, lo ammetto) siti web che avevo iniziato a realizzare per diletto, scopro che il fornitore di servizi di web hosting al quale mi ero affidato fornisce anche delle statistiche sulla vita di ognuno dei miei siti. Uno dei report è dedicato alle “Keywords”, e di uno dei miei siti scopro che, di parole chiave che hanno generato visite, ce ne sono diverse, provenienti da un paio di search engines dell’epoca.
Questo report fa scattare la mia curiosità e questa mia curiosità mi porta a diventare uno specialista SEO, con l’ambizione di poter portare i miei siti a svettare nei motori per le parole chiave più importanti.
Ora, come sarebbe cambiata la mia storia professionale se in quel report io avessi trovato scritto: [Not Provided] 100% delle visite?
Perché, ormai, i segnali che arriveremo a breve a questo scenario sembrano esserci tutti.
Nella mia carriera di SEO non sono mai stato toccato più di tanto, né mi sono arrabbiato, dai varia cambiamenti di Google: dai celebri update con i nomi di uragani come Florida del 2003 agli abbastanza recenti Panda e Penguin.
Ma me la sono veramente presa (in un modo che neanche io mi sarei aspettato) quando, due anni fa ormai, in nome della privacy (!!!) e della sicurezza (!!!) Google ha iniziato a nascondere (criptando inizialmente le ricerche di quanti erano “loggati” a una qualsiasi property di Google, per poi iniziare ad allargare questa criptatura), nei referrer, le parole chiave da risultati naturali dietro l’etichetta [not provided] (ma, ovviamente, fornendo le parole chiave agli investitori Adwords, perché sicurezza e privacy non hanno lo stesso peso quando di mezzo c’è il fatturato).
Se già la situazione non mi stava bene quando la percentuale di [not provided], in progetti seguiti da me direttamente, aveva toccato stabilmente quota 40%, il sapere ora che si potrebbe potenzialmente arrivare presto alla rotonda tripla cifra del 100% mi lascia tante perplessità.
Soprattutto perché, guarda caso, questa novità arriva a fine settembre, quando la maggior parte degli ecommerce sta raffinando le strategie e le tattiche in vista del trimestre più caldo dell’anno, quello dello shopping natalizio. Cambiare repentinamente le carte in tavola, in molti player, potrebbe provocare “panico” e, di conseguenza, portare a investire esclusivamente in Adwords, nella convinzione (per l’ennesima volta:-) che la SEO sia ormai definitivamente “morta”.

Comunque

Visto che questo è lo scenario, quando il gioco si fa duro…
Meglio chiarire subito una cosa, visto che in tanti non  addetti ai lavori si stanno facendo un’idea sbagliata della situazione: il fatto che Google non mostri più, nel report “organico”, le parole chiave usate dagli utenti non significa che gli utenti non clicchino o non cliccheranno più sui risultati naturali. Il canale organico, per quanto Google -in molti verticali- stia dando sempre più spazio alle proprie soluzioni a pagamento, rimarrà sempre un canale fondamentale da presidiare. Sarà più difficile capire come muoversi, ma ci si dovrà comunque muovere, a meno che non si abbia le tasche così piene da potersi affidare esclusivamente ad Adwords.
Per quanto mi riguarda, sentirò la mancanza del mio amato report “parole chiave da organico” (e, in particolare, dei saluti e messaggi “criptati” in forma di parole chiave che tanti amici, colleghi e detrattori in questi anni, sapendo della mia abitudine di consultare questo report per i miei siti personali, mi hanno inviato in questi anni; ultimo in ordine di tempo, qualche giorno fa, il modello di frigorifero da acquistare per il nuovo ufficio).
Ma, come anche altri addetti ai lavori, ho sviluppato tutta una serie di metodologie (da quella più scontata di integrazione e analisi dei dati di Adwords a quelle più sofisticate basate su ascolto della rete e integrazione coi dati di web analytics) per identificare i termini rilevanti da coprire con la SEO e quali parole chiave potrebbero esserci dietro il [not provided], e garantire ai miei clienti la possibilità di continuare a sfruttare al meglio le opportunità offerte dai risultati naturali.
Il 100% not provided non bloccherà, insomma, chi realmente sa fare SEO.

PS; interessante la nota di Enrico Altavilla su [not provided] e passaggio a https delle ricerche su Google: riepilogando, l’incremento di [not provided] non è direttamente collegato alla questione https ma è una precisa scelta di Google di non trasmettere il dato della query, che si accompagna al passaggio ad https.

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