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Presentata a Milano la versione 7 di WebTrends

05/07/2005

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Non sono riuscito a seguire la presentazione a causa di altri impegni di lavoro, ma lo sbarco diretto di Webtrends in Italia per presentare la versione 7 della sua piattaforma di analisi quanti/qualitativa del traffico di un sito web e’ comunque l’occasione per fare il punto anche in Italia sulla diffusione dei cosiddetti web analytics.
In questi ultimi 12 mesi mi e’ capitato in piu’ occasioni di riscontrare come le aziende, dalle pmi che cominciano a guardare seriamente al web alle multinazionali, stiano finalmente scoprendo le grandi possibilita’ offerte dallo studio di cosa gli utenti facciano sul sito (non che prima non ce ne fossero, ma comunque poche), e si interroghino su quali possano essere gli strumenti piu’ adatti per tracciare i movimenti e le azioni dei visitatori, in maniera da poterli differenziare (prospect, semplici curiosi, competitors…) e valutare di conseguenza.
Agire e fare in modo, quindi, che il sito consenta di raggiungere gli obiettivi per il quale e’ stato messo online, e non sia una semplice brochure.

I tool a disposizione dei web marketers sono sempre piu’ sofisticati (e, in alcuni casi, costosi).
Diverse aziende con cui lavoriamo hanno iniziato a dotarsi della versione 12 di Omniture (veramente molto bella, anche se richiede un’implementazione laboriosa e, se i dati da monitorare sono molti, una persona dedicata all’analisi), altre stanno attendendo proprio Webtrends 7; molte aziende di piccole dimensioni o di modeste pretese scoprono invece Urchin, ClickTracks, Indextools ed altre, dai costi spesso limitati a poche decine/centinaia di euro al mese, ma in grado di fornire informazioni spesso fondamentali, soprattutto se utilizzate per monitorare campagne di online advertising (ad es. il pay per click sui motori).

La vera sfida che attende queste aziende? Il saperne interpretare ed utilizzare i dati ottenuti:-)
Molti si illudono, infatti, che questi software (nel caso di analisi dei log files) o queste piattaforme generino “la pappa pronta”, dati filtrati ed analizzati pronti all’uso senza necessita’ di interpretazioni. Altri sottovalutano il tempo necessario per una corretta (e costante) interpretazione di questi dati. Altri ancora, infine, ritengono di poter affidare la gestione di questi tool e l’analisi dei risultati a stagisti senza alcuna esperienza pratica (magari da cosi’ poco in azienda da non conoscerne neanche il business).
Non di rado nel recente passato, dopo qualche mese di iniziale entusiasmo, questi software sono stati gradualmente relegati nel dimenticatorio dalle aziende: “si, in effetti avevamo un log file analyzer, ma alla fine non sono mai riuscito a settarlo, ci capivo nulla dei dati del sito ed ho preferito lasciar perdere” (frase reale, sentita in piu’ di un’occasione).
Comunque la voglia di imparare non manca, come ho avuto modo di verificare anche da un piccolo particolare: sto vendendo quasi piu’ copie del mio libro (che ho scritto nel 2002) ora che nell’anno della sua pubblicazione. Non certo per il capitolo sul keyword advertising, cambiato tantissimo in questi anni, bensi’ proprio per il capitolo sull’analisi dei file di log, come ho avuto modo di appurare chiedendo un feedback ad alcuni acquirenti che mi hanno poi scritto.

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