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Un salto allo SES di Londra

20/02/2008

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Approfittando della trasferta a Londra legata ad un meeting, ho fatto anche un salto al Business Design Centre per la giornata di apertura del Search Engine Strategies, anche per la curiosità di vedere -in vista dello SES di Milano in Maggio – cosa cambi in Europa sotto la “direzione artistica” di Kevin Ryan.
Appena entrato ho avuto subito modo di conoscere di persona Ralph Wilson (la sua newsletter Web Marketing Today è stata una delle prime a cui mi sono iscritto quando, nel ’96, ho iniziato ad interessarmi seriamente di web marketing), cosa che mi ha provocato per qualche attimo una sorta di “sindrome di Stendhal” (del tipo “sarà lui veramente?”; poi, guardando il programma, ho visto che in effetti era coinvolto come speaker).
Per il resto l’area espositiva è cambiata molto rispetto ad un paio di anni fa; molti meno stand e molto più concreti (niente più scenografie à la Smau del periodo d’oro ma molti stand composti unicamente da una tela 3×3, un banchetto e l’immancabile computer portatile per le presentazioni), e soprattutto pochissime agenzie a fronte di molti fornitori di tecnologia, anche perchè alla fine ci si è resi conto che lo SES non riesce ad avvicinarsi alle aziende utenti finali di servizi SEM; rimane e rimarrà un evento per addetti ai lavori.
Tra le cose più interessanti del pomeriggio, il Keynote di Fredrick Marckini, fondatore di iprospect ed uno dei “padri fondatori” del SEO a metà degli anni ’90.
Per Marckini il futuro del marketing e dell’advertising sarà “Search-centric and community driven”.
“Search centrico” perché, in un prossimo futuro, tutto sarà digitale e, di conseguenza, indicizzabile ed usufruibile attraverso strumenti che non saranno il solo PC (lo iPhone di Apple, da questo punto di vista, sta dando un impulso forte come nessuno dei PDA e smartphone che lo hanno preceduto).
E “community centrico” perché oggi gli utenti non fruiscono più passivamente i prodotti e le marche, ma interagiscono con essi

- scrivendone (es. i blog)
- recensendoli (es. tripadvisor.com)
- segnalandoli (es. del.icio.us)
- votandoli (es. Digg)
- fotografandoli e condividendone le immagini (Flickr)
- o i video (Youtube)…

tutte informazioni che vengono captate dai motori e fornite come risultati di ricerca.
Con le conseguenze che tutti possiamo immaginare, in positivo ma anche in negativo, visto che i motori di ricerca sono ormai decisivi nei processi di decisione e di acquisto di quanti navigano sul Web.
Ecco quindi che, a fronte di questo veloce mutamento dello scenario, anche coloro che si occupano di marketing devono adeguarsi e non lasciarsi travolgere dal potere del Web.
Cominciando intanto con tutte le opportunità offerte dal search marketing, che va al di là del solo Google. Pensiamo a quanti di noi, ad esempio, cercano un libro su Amazon o una canzone su iTunes invece che andare in un motore generalista. Non basterà più, quindi, il solo affidarsi ai link sponsorizzati come molte aziende fanno oggi. Ed a questo proposito, Marckini ha evidenziato le enormi potenzialità che oggi il SEO ha nel vecchio continente mostrando i dati di una ricerca interna di iProspect: negli USA il fatturato generato attraverso i motori è frutto per il 50% di campagne di Keyword Advertising, per l’altro 50% sono frutto di attività SEO. In Europa, invece, il SEO pesa solo per il 25%, contro il 75% del keyword advertising (dove la competizione è, oltretutto, sempre più accanita).
Alla luce di tutte queste considerazioni, ha concluso Marckini, il SEO è tutt’altro che morto, come qualcuno ha prematuramente annunciato. Anzi, vive una seconda giovinezza grazie alle nuove sfide offerte dal cosiddetto User Generated Content.

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